La pitta ‘mpigliata canta il Natale

Dal racconto di Pietro Mancina

Se il peperoncino è il simbolo della calabresità quotidiana, la Pitta ‘mpigliata rappresenta il Natale, la festa più bella e più importante dell'umanità cristiana. Non è un caso se essa coincide col solstizio d'inverno quando la giornata ricomincia ad allungarsi e la luce trionfa sulle tenebre; e se questo dolce che nella forma e nel sapore ricorda il sole dell'estate, domina sulle tavole e nei romantici desideri di tutte le famiglie calabresi anche quelle sparse per il mondo, ovunque esse si trovino.

L'autunno, per l'ordinamento autarchico della cultura contadina, era la stagione delle provviste annuali. La bottega di generi alimentari serviva solo per rimediare a qualche emergenza, e per i poveri, che non avevano il denaro per farsi la dispensa. A San Giovanni in Fiore a novembre si faceva la provvista del pane in quantità sufficiente a durare per tutto l'inverno, perché con la neve era complicato raccogliere nei boschi la legna necessaria per scaldare il forno.

Il cliente impastava la farina e confezionava i pani nella bottega del fornaio il quale, generalmente una donna, poi li infornava e ne controllava la cottura. Il pagamento avveniva in ragione di 2 pani per ogni asse di dodici pani, uno per la fornaia, l'altro per il proprietario del forno, che era quasi sempre il Barone, o la Chiesa. Ma la provvista più tenera e gioiosa cominciava a settembre.

Si raccoglievano e mettevano da parte gli ingredienti necessari per la pitta, il fior fiore della farina, miele, olio, vino moscato, noci, uva passa, coinvolgendo anche i bambini nel cercare e serbare questi beni e rinunciare a consumarli subito, facendo violenza alla naturale golosità infantile con la promessa di felicità della festa tanto attesa. Alla fine la pitta si arricchiva di un pathos che la rendeva indispensabile e insostituibile per la tradizione calabrese. lo invece questo dolce lo produco a Natale e tutto l'anno, per accrescere ed evidenziare il suo significato simbolico, per presentarlo nelle mostre e fiere quale augurio. d'ogni bene per tutti e come nostro distintivo e modo d'essere.